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Alcune interpretazioni allegoriche

 

Alcuni giorni passeggiando in Piazza Duomo quì a Trento non riesco a distogliere lo sguardo dal palazzo di destra, mirabilmente inquadrato alla base da un robusto fregio e finti castoni marmorei in alto, sotto la grondaia, da beati personaggi in atto di affacciarsi e trofei alternati a medaglioni; ai lati, da due lasene color rosa carico. Quì poi chi guarda cerca di interpretare con la lettura dei cartigi, qualche riquadro appartenente al vasto cielo simbolico  morale.Nel secondo ripiano a sinistra, vicino alla colonna dipinta è rimarchevole l'allegoria del tempo, interpretata da una vecchia megera scollacciata; ha lo sguardo fisso in avanti e la posa solenne, degna di una parca e ben le si addicono le parole latine del cartiglio sottostante " Io tutto consumo, io trasformo ogni cosa caduca, io sono il morso del tempo, sono l'assillo di tutto ". Accanto all'allegoria del tempo stà l'allegoria dell'esperienza, rappresentata da una giovane donna, che regge per i capelli due pargoletti ignudi e sembra veramente e sembra veramente una bilancia vivente capace di rappresentare sincerità e finzione, bugie e verità.

 

 

Ancora sullo stesso ripiano, a destra del grazioso balconcino dalla grata panciuta, campeggia il gruppo della "Scala della virtù ", il quale occupa materialmente e moralmente il centro della facciata; nel mezzo della composizione ecco una scala e un giovane che la sta salendo, ma egli viene ostacolato da un vecchio grinzoso, da una donna poco piacente e da uno scheletro; queste tre figure, tirando ciascuna dal basso una fune stretta al giovane, tentano di impedirgli l'ascesa sulla via della virtù e quindi del cielo come dice la scritta " L'animoso toccherebbe il culmine di ogni virtù se non l'impedisse di quì la turpe miseria, di la la femmina e la morte ". Al primo piano al disotto di un fregio in cui si agitano numerose figurine

 

 

 

ecco altre tre scene molto piacevoli. A sinistra su uno sfondo di nuvole stratificate, un vecchio avvolto in un mantello giallastro e con in mano una patera; più in la, un giovane tutto muscoli e forza, virile, tiene per le mani una donna prosperosa e un puttino ignudo e grassottello; nella terza figura infine fa capolino una persona con lo sguardo fisso verso l'alto, una divinità in mezzo ad un bagliore di nuvole e nembi. Mentre il cartiglio della prima scena è molto deteriorato e quindi difficile da interpretarsi sul cartiglio

 

 

 

della seconda sta scritto "Quì Mercator Eram Dives Nunc Dicor Eugenus, Dum Nec Quod Tulit Hic Praestat Et Ille Negat "; il significato approssimativo di questa scena dovrebbe essere : " Il ricco mercante di ieri viene tramutato nel povero di oggi da Colui che da e toglie le ricchezze ". Dal cartiglio della terza scena dove leggiamo : " Nubilia Discentiunt Data Dona Et Fulminis Iram, Iratas Flectunt Et Data Dona Deos ", ci viene invece, un linguaggio chiaro

 

                   

 

inneggiante alla generosità e ai suoi effetti; cioè la generosità e la bontà portano felicità dove c'è miseria e rabboniscono gli dei trattenendo il fulmine della loro ira.

Trento 15 - 10 - 2004

 

                                                                                                      

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